In ogni servizio per la prima infanzia, la qualità dello spazio è fondamentale, perché lo spazio è uno dei maggiori fattori che influenzano il pensiero e il comportamento sociale, e anche perché è un veicolo, silenzioso, di informazioni sul progetto culturale delle operatrici.

Il legame con lo spazio è fondamentale per rafforzare lo sviluppo dell’identità personale dei bimbi, e va perciò progettato a seconda delle loro esigenze: sono necessari perciò spazi grandi, che lo invitano all’esplorazione e alle attività corporee, ma suddivisi in microzone a secondo della funzione, nei quali il bambino acquista quella familiarità di gesti che lo rassicura;così come si necessitano luoghi calmi, silenziosi, riservati e stretti ( i cosiddetti luoghi-tana ), o ancora meglio luoghi “morbidi” e accoglienti, in cui il bambino si senta più protetto.

In egual misura, ai luoghi interni, chiusi, è necessario affiancare uno spazio aperto, arioso e solare, dove imparare a conoscere la natura, e dove poter sbizzarrirsi in attività ludiche proprie degli spazi aperti.
I luoghi di un asilo, perciò, vanno allestiti cercando di coniugare l’esigenza di sicurezza con il bisogno di esplorazione: il bambino deve percepire l’asilo come un continuum della propria casa, per poter avere fiducia in quei momenti in cui si troverà a sperimentarsi da solo all’interno di un gruppo.

Bisogna rispettare i ritmi e i bisogni di ogni singolo bambino, ma contemporaneamente, non perdere di vista che l’asilo è lo spazio del “noi”, cioè uno spazio condiviso.

Lo spazio è di per sé un fattore di forte influenza sul pensiero e sul comportamento di chi lo abita, ma è anche il frutto della nostra espressione e delle persone che siamo.
Abbiamo perciò seguito un layout particolare, nel creare microzone che possano favorire la convivenza di bambini di diverse età, senza forzarne i ritmi, e insegnando automaticamente le diversità tra persone e le regole della vita associata.
Lo spazio che i bambini vivono viene inoltre arricchito esponendo alle pareti i lavoretti proposti nel progetto didattico, che funzionano come uno specchio, rafforzando la fiducia in se stessi e nelle proprie competenze; e inoltre possono anche condividere con i genitori il frutto del loro percorso, compiuto al di fuori delle dinamiche familiari.

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